coleottero

LETTERA DAL DRC

Giugno 2025

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Ho vissuto a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, per sei mesi, lavorando come logista. Racconto qui un viaggio in macchina nella capitale, durato tre ore, che mi ha permesso di attraversare diverse città contigue e osservarne i loro abitanti.

Ieri sono andata alla Decentralizzazione. Ho visitato 3 centri di salute a Kinshasa che non avevo mai visitato prima, decentralizzati rispetto alla città, nelle periferie insomma. Non ho mai percepito sulla mia pelle una pressione cosí forte come in strada a Kinshasa, la megalopoli capitale della DRC con 17.000.000 di abitanti. Quando devi spostarti in macchina è come se i 17 milioni fossero lì accanto a te, in moto, in moto taxi, in minuscoli taxi gialli, a piedi, in ape, in bus, in macchina, in camion, a schivare il tuo Landcruiser strusciando sul paraurti per passare nei 10 cm tra il muso della tua macchina e il camion di fronte. Il traffico a Kinshasa ha un movimento viscoso, viscerale e allo stesso tempo brulicante, infinite persone tutte diverse si muovono verso le loro destinazioni districandosi tra i mezzi di trasporto. Si perchè siamo tutti ingarbugliati in strada e molto spesso non si avanza di un centimetro per ore. E se guardi dal finestrino senti la pressione di una popolazione in aumento riversa su viadotti a quattro corsie completamente bloccati. Guardo a sinistra e un fiume di gente cammina spedita in direzione opposta alla nostra per raggiungere il centro della città dove lavorano, veloci e determinati, camminano per ore.

Ai lati della strada a 4 corsie, non ci sono marciapiedi, ma scoli di drenaggio, banchetti, residenze, mercati, macchine parcheggiate, bus, un ponte pedonale sopraelevato connette i due quartieri, ma non tutti lo utilizzano, altri preferiscono attraversare di corsa una strada di 30 metri con le moto che fanno lo slalom. Non c’è un albero. Amplio il mio sguardo sui quartieri immensi a destra e a sinistra, un addensarsi di costruzioni in cemento, metallo, rivestimenti in ceramica, non c’è un albero. I quartieri sono compatti, stretti e immensi, senza articolazioni di spazio vuoto e pieno, tutto è pieno. Quattro ragazzi spingono un furgone che si è piantato in mezzo alla strada, su per una salita, probabilmente quella sarà l’unica attività per oggi, spingere il furgone da qualche parte.

Prendiamo una deviazione a destra per uscire dallo stradone e entrare nel quartiere, vedo musi di auto che si inseriscono e ci tagliano il cammino, accanto a noi la macchina della polizia utilizza le sirene spiegate per chiedere di passare, ma non c’è spazio per levarsi di torno, il camion davanti a noi non vuole muoversi. Sempre imbottigliati, sempre con persone e moto che sgusciano ovunque, i militari scendono con le armi addosso per far scorrere il traffico, per liberarsi il cammino, ma non c’è un centimetro libero dove inserirsi.

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Ho vissuto a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, per sei mesi, lavorando come logista. Racconto qui un viaggio in macchina nella capitale, durato tre ore, che mi ha permesso di attraversare diverse città contigue e osservarne i loro abitanti.

 

Ieri sono andata alla Decentralizzazione. Ho visitato 3 centri di salute a Kinshasa che non avevo mai visitato prima, decentralizzati rispetto alla città, nelle periferie insomma. Non ho mai percepito sulla mia pelle una pressione cosí forte come in strada a Kinshasa, la megalopoli capitale della DRC con 17.000.000 di abitanti. Quando devi spostarti in macchina è come se i 17 milioni fossero lì accanto a te, in moto, in moto taxi, in minuscoli taxi gialli, a piedi, in ape, in bus, in macchina, in camion, a schivare il tuo Landcruiser strusciando sul paraurti per passare nei 10 cm tra il muso della tua macchina e il camion di fronte. Il traffico a Kinshasa ha un movimento viscoso, viscerale e allo stesso tempo brulicante, infinite persone tutte diverse si muovono verso le loro destinazioni districandosi tra i mezzi di trasporto. Si perchè siamo tutti ingarbugliati in strada e molto spesso non si avanza di un centimetro per ore. E se guardi dal finestrino senti la pressione di una popolazione in aumento riversa su viadotti a quattro corsie completamente bloccati. Guardo a sinistra e un fiume di gente cammina spedita in direzione opposta alla nostra per raggiungere il centro della città dove lavorano, veloci e determinati, camminano per ore.

Ai lati della strada a 4 corsie, non ci sono marciapiedi, ma scoli di drenaggio, banchetti, residenze, mercati, macchine parcheggiate, bus, un ponte pedonale sopraelevato connette i due quartieri, ma non tutti lo utilizzano, altri preferiscono attraversare di corsa una strada di 30 metri con le moto che fanno lo slalom. Non c’è un albero. Amplio il mio sguardo sui quartieri immensi a destra e a sinistra, un addensarsi di costruzioni in cemento, metallo, rivestimenti in ceramica, non c’è un albero. I quartieri sono compatti, stretti e immensi, senza articolazioni di spazio vuoto e pieno, tutto è pieno. Quattro ragazzi spingono un furgone che si è piantato in mezzo alla strada, su per una salita, probabilmente quella sarà l’unica attività per oggi, spingere il furgone da qualche parte.

Prendiamo una deviazione a destra per uscire dallo stradone e entrare nel quartiere, vedo musi di auto che si inseriscono e ci tagliano il cammino, accanto a noi la macchina della polizia utilizza le sirene spiegate per chiedere di passare, ma non c’è spazio per levarsi di torno, il camion davanti a noi non vuole muoversi. Sempre imbottigliati, sempre con persone e moto che sgusciano ovunque, i militari scendono con le armi addosso per far scorrere il traffico, per liberarsi il cammino, ma non c’è un centimetro libero dove inserirsi.

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